(AGI) – Roma, 19 lug. – - PREZZI, COSTI E REDDITIVITA’ IN
AGRICOLTURA:
Gli introiti delle aziende agricole nel nostro Paese sono
infatti crollati del 21% in un anno contro una media del 11,6%
dell’Ue a 27 ed hanno subito una progressiva erosione negli
ultimi cinque, senza neanche accennare al recupero che gli
altri Partner Europei hanno mostrato nel corso del 2007 per
effetto dei rialzi dei prezzi. In Italia, infatti, tra il 2004
e il 2009 i prezzi dei prodotti agricoli sono aumentati in
media del 1,5% all’anno, mentre i costi di produzione del 4%.
– PREZZI E CONSUMI DEI PRODOTTI ALIMENTARI:
Altra forbice e’ quella tra i prezzi all’origine e quelli al
consumo, che dopo una riduzione nel 2007 e nel 2008, sempre lo
scorso anno, e’ tornata a crescere, in particolare per pasta,
pane, latte e frutta, raggiungendo nel III trimestre il valore
piu’ elevato del quinquennio.
Nel complesso, comunque, il 2009 frena la corsa ai rincari
sugli scaffali ( -1,5% il ribasso medio dei prezzi alimentari)
e fa registrare una leggera crescita dei consumi domestici
delle famiglie italiane ( +0,5%) a fronte di una riduzione
della spesa dell’ 1,7%.
L’analisi di dettaglio evidenzia una crescente attenzione
delle famiglie, in particolare dei giovani nuclei con reddito
medio basso, a far quadrare i bilanci, rimodulando il paniere
dei consumi in risposta alle variazioni dei prezzi. Resta
comunque significativa l’attenzione ai prodotti ad alto
contenuto salutistico e/o di servizio, come conferma la
crescita del segmento bio (+7,6% il tasso di crescita annuo tra
il 2004 e il 2009 e +6,7% la variazione 2009/2008).
– IMPORT-EXPORT:
Un occhio infine alle dinamiche import-export. Nel 2009 si
riduce il disavanzo della bilancia commerciale
dell’agroalimentare (-13%) per effetto di una flessione dei
flussi in entrata piu’ marcata rispetto quella dell’export,
mentre il saldo positivo del Made in Italy, subisce un
peggioramento (-3%), dopo aver svolto negli anni precedenti un
ruolo di traino per l’interscambio commerciale del settore.
Cala in particolare l’export verso i Paesi terzi (-6%) e tra i
comparti piu’ penalizzati ci sono: pasta, frutta, succhi di
frutta e olio di oliva.Analizzando il ruolo dell’Italia nel
panorama internazionale, – conclude l’Ismea – si rileva una
quota dell’export agroalimentare mondiale in linea con quella
di Cina, Brasile, Argentina e Canada: competitor che
evidenziano una maggiore dinamicita’ nel lungo periodo. Al
contrario e’ l’export tricolore a dimostrare performance
migliori nel lungo periodo rispetto a Spagna, Francia e Regno
Unito.(AGI)
Bru
– 19 luglio 2010Posted in: Eventi e News