Per rifare l’italia. La grande sfida dell’innovazione
Il 2 febbraio scorso si è tenuto presso la “Sala della Regina” della camera dei Deputati il convegno “Per rifare l’Italia. La grande sfida dell’innovazione”.
L’evento, organizzato da Working Capital di Telecom Italia in collaborazione con l’Ambasciata americana, la Camera dei Deputati e Wired Italia, ha coinvolto esponenti della politica, della finanza, dell’università e dell’economia, chiamati a dibattere sull’ipotesi di costituire la Banca Nazionale per l’Innovazione, come proposto dal Premio Nobel per l’economia 2006, Edmund Phelps.
L’organizzazione dell’evento è nata dalla considerazione che in Italia sono disponibili milioni di euro destinati all’innovazione e provenienti da fondi pubblici, ma i vari Programmi esistenti non riescono a convogliare tutta questa ricchezza verso persone e progetti innovativi. Senza contare che molti fondi non vengono neppure utilizzati. L’attuale modello del finanziamento pubblico alle imprese innovatrici, quindi, sembra superato. Ne serve uno nuovo, più intelligente, veloce ed efficace.
Secondo Phelps, il Venture Capital è solo uno degli aspetti del settore finanziario e non si può pretendere che da solo possa essere funzionale all’innovazione di una nazione, in particolare in un paese come l’Italia dove questo mercato è ancora agli albori.
E’ fondamentale dunque creare un nuovo modo di sostenere l’innovazione in Italia con l’entrata in scena di un attore che “grazie alle sue dimensioni sia in grado di assumersi dei rischi sconosciuti agli attori tradizionali e possibilmente abbastanza ampi, nell’interesse di ritorni altrettanto considerevoli”.
Per Phelps ” in un momento di crisi economica come quella attuale, la chiave per tornare alla prosperità è sviluppare lo spirito imprenditoriale” e, ha aggiunto, “l’Italia possiede la cultura economica per un rinascimento dell’economia” e conclude: “Ora tocca alle istituzioni”.
Ma siamo sicuri che sia la banca dell’innovazione la soluzione del problema?
